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Lavoro sportivo: quanti nodi fra le buone intenzioni

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Lavoro sportivo: quanti nodi fra le buone intenzioni

L’incontro della scorsa settimana col Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, non è stato formale. Viceversa il Ministro, sempre disponibile all’ascolto, ha ben chiara la situazione sui diversi ambiti d’interesse relativi al lavoro sportivo. Per questo dobbiamo gratitudine al Ministro che deve affrontare un groviglio di problemi, impossibile da sciogliere all’istante, ma che richiede pazienza, tempo e collaborazione di tutti. Certamente non tutti i problemi verranno risolti, perché in realtà le aspettative sono tante, e non tutte fra loro coerenti. C’è chi tira il Ministro da un lato, chi dall’altro, e tutti desiderano essere ascoltati. Intanto sul campo ci sono norme che, seppur scritte con buone intenzioni, finirebbero, se applicate così come approvate, per affossare lo sport minore. Di questo siamo consapevoli, ma altrettanto consci che senza dei correttivi finiremo per urtare.

Negli anni scorsi è successo di tutto, non ultima la devastante pandemia che ha messo in ginocchio molte realtà sportive. Da tempo andiamo sottolineando alcuni errori nell’impostazione normativa che, volendo dare dignità a tutti i lavoratori, ha finito per confondere il ruolo dei lavoratori con quello dei volontari. Il nodo più preoccupante è sicuramente quello del lavoro sportivo e di come lo si debba considerare. È giusto e opportuno, in una società evoluta, che nell’impiego si rispetti la dignità di tutti i lavoratori. Ma il problema è non cadere nell’equivoco di considerare “lavoro” quella che in realtà è una semplice disponibilità ad offrire un servizio, parallelo e sussidiario al lavoro. Un altro punto su cui mi batto è la tutela delle piccole società sportive: queste, per quanto lontane dai riflettori dei mass media, sono il cuore pulsante dell’attività sportiva sul territorio e garantiscono che l’attività si faccia veramente. Non creano campioni, ma sono il terreno in cui affonda le radici l’albero che poi darà ottimi frutti. Sempre. Non solo campioni, ma uomini migliori. Sono pessimista? No. Al contrario: guardo i numeri della nostra attività e sono confortato dalla voglia di fare sport che ancora resiste, nonostante tutto e tutti. Guardo, per esempio, l’entusiasmo creato dal Campionato Nazionale di Corsa Campestre che si terrà a Calco (LC) nel prossimo weekend e capisco che, con tanta passione e con questo coraggio, ce la faremo ancora una volta.