Cari dirigenti,
don Vittorio Peri. grande protagonista della storia del CSI, ci aveva posto di fronte a una distinzione fondamentale: c’è chi gioca “perché piace” e chi gioca “perché ha capito il perché”. Spesso i nostri atleti corrono, sudano e competono seguendo un istinto naturale, ma il nostro compito come CSI è aiutarli a compiere un salto di qualità.
L’azione educativa è quella lente che permette di vedere, dietro un canestro o un calcio a un pallone, un progetto più grande. Non si tratta di aggiungere “teoria” allo sport, ma di insegnare a leggere le vibrazioni del corpo e della mente come un cammino che porta verso lo spirito. Se il campo è uguale per tutti, l’orizzonte di un atleta CSI deve essere più ampio: deve puntare al mistero che abita ogni essere umano.
IL CONSIGLIO PRATICO
La “Pausa del Senso”: Una volta al mese, chiedi ai tuoi allenatori di sospendere l’allenamento cinque minuti prima della fine. Invece del solito debriefing tecnico, invita i ragazzi a sedersi in cerchio e poni una domanda aperta che “allarghi l’orizzonte”, come: “Oggi, oltre alla fatica fisica, cosa hai provato nello spirito durante la sfida?” oppure “In che modo la vittoria o la sconfitta di oggi ti aiuta a capire chi sei davvero?”. Abituare i giovani a dare un nome alle proprie emozioni profonde trasforma il campo da gioco in quella “arena dello spirito” di cui parla Papa Francesco, dove l’atleta impara a conoscersi e a trascendere la semplice fisicità.
Buon cammino e buona ricerca di senso a tutti voi.
Leggi in allegato la pillola n.11.

