Visti da vicino dieci anni sono tanti, soprattutto se vissuti intensamente. Lo affermo con cognizione di causa perché sono passati ormai dieci anni da quando l’Associazione, nel giugno 2016, mi ha affidato, per la prima volta, il ruolo di Presidente nazionale. Chi pensa che sia un ruolo di potere sbaglia di grosso. Essere investiti di questa responsabilità, nel Centro Sportivo Italiano, Associazione nata per proporre e gestire uno sport a misura di persona, cristianamente ispirato, vuol dire essere messi in discussione ogni minuto, ogni passo. Non certo dagli altri, ma da sé stessi, in un continuo lavoro di verifica delle scelte fatte e che si stanno per fare. Il carico di questo ruolo è significativo, se affrontato con senso di responsabilità e consapevolezza dei propri limiti. Basta immaginare cosa sono stati questi ultimi dieci anni di storia associativa. Come dimenticare, ad esempio, il terremoto in Centro Italia. Un sisma devastante, che ha scosso la società nelle sue fondamenta mettendo in discussione tutto: il lavoro, il gioco, lo sport, i ritmi sociali, i commerci. In quei momenti duri, però, ho percepito il cuore del CSI e della nostra società; un cuore che ha prodotto aiuti concreti, progetti, mani tese verso chi stava soffrendo pene indicibili. Siamo stati poi colpiti, se non travolti, dalla tragedia del Covid. Quanti amici abbiamo perso in quelle drammatiche settimane? Tanti, forse troppi. Abbiamo vissuto e condiviso lo strazio di tanti familiari che si sono visti portar via in modo disumano i propri cari, affidati nella speranza estrema (e disperata) alle cure degli ospedali, e mai più tornati. Intanto tutto si fermava: le scuole, il lavoro, il mercato. Non dimenticherò mai i volti degli amici portati via dalla pandemia, e gli sguardi struggenti dei loro cari, in cerca di un cenno di speranza che nessuno però poteva dare. In certi momenti ho visto il mondo crollarci addosso, ho temuto che saremmo stati spazzati via anche come sistema CSI… E invece, ci siamo ripresi, il buio più fitto ha lasciato di nuovo spazio alla luce. Abbiamo ricominciato a fare ciò che facevamo ante Covid, e persino di più e meglio. Non era scontato e perciò devo rivolgere un pensiero grato alla Provvidenza e alle tante persone, donne e uomini, che sul territorio hanno contribuito, magari nel silenzio più assoluto, a rimettere in moto il nostro mondo. Grazie!
Dieci anni da presidente vissuti ad altissima intensità
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