Lo sport del CSI nell’equilibrio tra festa e competizione

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Lo sport del CSI nell’equilibrio tra festa e competizione

Dalla riunione coi coordinatori regionali dell’attività sportiva è emersa la necessità di avviare un’approfondita riflessione sulla proposta sportiva del CSI. Le attività del CSI sono aumentate in questi anni e sono cresciute anche le adesioni, specie nelle discipline individuali. I dati attuali ci chiamano a dimostrare di essere all’altezza nella gestione di numeri di partecipanti sempre più elevati. Essere all’altezza della nostra storia e della nostra identità non significa solo saper organizzare bene gli eventi. La vera sfida è trovare un punto di equilibrio tra partecipazione e selezione; proporre esperienze, capaci di tenere insieme i ragazzi e valorizzarne l’impegno e la costanza più del risultato. Per non rischiare di divenire una brutta copia di altre realtà sportive presenti sul territorio. Se optassimo per la selezione pura, non saremmo CSI, perché nel nostro dna c’è il principio della non esclusione. Al contempo, l’organizzazione di alcuni campionati nazionali, con crescenti numeri di iscritti sempre più difficili da gestire, rende necessarie formule che mantengano viva la partecipazione senza rinunciare alla qualità dell’evento, considerando inoltre le risorse necessarie per eventi di simili portata. Ho a cuore la partecipazione e l’accoglienza di tutti. Se, per errore, prevalesse la logica selettiva, sarebbe uscire dalla storia e dall’identità del CSI. È vero che lo sport è competizione (risultati, classifiche e tempi), ma non possiamo snaturarci. Se andassimo ad escludere chi non raggiunge determinati livelli, entreremmo in un vicolo cieco lontani dai valori che hanno reso grande il CSI. Perciò ecco la domanda decisiva per il nostro futuro: quale esperienza sportiva vogliamo offrire ai bambini e ai ragazzi del CSI? Il loro futuro nell’Associazione sarà legato al sogno di partecipare a un campionato nazionale, con la sua dimensione competitiva e selettiva, o alla gioia di vivere una grande festa dello sport, in cui l’incontro, la condivisione e il senso di appartenenza vengono prima del risultato? La risposta sta nel tenerle insieme. Valorizzando l’impegno e il talento stimolati dai campionati nazionali e il clima di festa, come esperienza di comunità, di incontro tra territori e partecipazione aperta, come nello spirito originario del CSI. Immaginiamo allora manifestazioni che siano parimenti festa e competizione, dove il risultato abbia il suo spazio ma non sia mai l’unico criterio di valore.