Le nostre finali, occasione di evangelizzare con lo sport

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Le nostre finali, occasione di evangelizzare con lo sport

Migliaia di atleti, più o meno giovani, hanno gareggiato con passione e impegno nei vari Campionati Nazionali del CSI. Li ho visti gioire per una vittoria o un buon risultato, ma anche piangere e disperarsi per una sconfitta. Durante le gare, mi sono soffermato, con lo sguardo, sulle reazioni dei tecnici e anche sulle espressioni e i contraccolpi dei genitori al seguito dei loro figli. È un piccolo esercizio che consiglio a molti di fare, anche perché si coglie la passione e il coinvolgimento emotivo che accompagna gli atleti nel loro gesto sportivo. A volte la tifoseria non è stata esemplare, ma spesso ho ammirato il comportamento dei genitori e dei tecnici. Li ho visti incoraggiare, consolare, abbracciare, gioire. Seguire le gare attentamente. Applaudire ed esultare, ma anche disperarsi. La bellezza dello sport è racchiusa in tutto ciò.

Come Associazione dobbiamo sentirci orgogliosi di quanto facciamo come servizio alla promozione dello sport. Da circa un anno ho iniziato il servizio di Assistente Ecclesiastico nazionale del CSI, e riconosco la bellezza del cammino associativo intrapreso. Le manifestazioni nazionali rivestono un particolare momento di vita associativa, che trova la base in ciò che ogni giorno avviene nei nostri Comitati, Oratori e Società. Se non ci fosse quel “quotidiano”, le finali nazionali rischierebbero di essere una kermesse vuota di senso. Bello vedere migliaia di giovani impegnarsi nel proprio sport, socializzare fra loro, facendo amicizia. Ciò ripaga dei sacrifici fatti nell’anno. E come non riconoscere la professionalità dei nostri Giudici e dei volontari che hanno permesso la buona riuscita di ogni finale: a loro va il plauso e la gratitudine di tutto il CSI. Alle manifestazioni, vestivo con la camicia da prete, o con la maglia associativa con su scritto “Assistente Ecclesiastico Nazionale”, ed era singolare vedere come in molti mi guardassero con curiosità. Qualcuno si sarà domandato cosa ci facesse un prete, in tribuna, o a bordo campo. Poi il mistero si svelava al momento delle premiazioni o nelle serate associative, quando, dal palco, guidavo la preghiera e ricollegavo la giornata di gare o qualche gesto sportivo, alla Parola di Dio. Davvero lo sport è per la Chiesa, una grande occasione per annunciare il Vangelo e per educare alla vita cristiana, perdere questa opportunità sarebbe come se Gesù ci convocasse per la partita e non si presenta nessuno.