Pur se a corrente alternata, si accende in Italia la riflessione sul valore e sul significato socioeconomico del Terzo Settore. Se n’è sempre parlato, ma con maggior cognizione e attraverso norme di riferimento più chiare dal 2017, con l’avvio della riforma del Codice del Terzo Settore. Solo di recente se ne sta dispiegando tutta la potenzialità, nel tentativo di dare organicità e sistemazione al vasto mondo del volontariato, della promozione sociale, della solidarietà nel nostro Paese. Per il CSI, i volontari rappresentano l’ossatura dell’Associazione, retta, fin dalle origini, sulla disponibilità di tante persone a donare del tempo, pur mantenendo gli impegni lavorativi e familiari. Col passare degli anni è però emersa, con grande evidenza, la necessità di rafforzare la struttura associativa, fatta di dirigenti e di operatori su diversi livelli, con un nucleo di persone affidabili, formate e quasi totalmente dedicate al CSI. Abbiamo così realizzato un equilibrio, tra volontariato gratuito e dipendenti, corrispondente alle necessità del momento, oltre che alle richieste dello Stato. Da parte sua, lo Stato, dando concretezza alla Riforma, ha aperto ulteriori possibilità di sviluppo, affidando competenze e risorse (pensiamo solo alla coprogettazione oltre che ai diversi bandi via via emessi). Occorre però prestare attenzione a gestire, dentro il CSI, l’equilibrio faticosamente raggiunto nel rapporto fra “dipendenti” e volontari e, in particolare, mantenere fede al nostro valore fondante: donare parte del nostro tempo per gli ideali in cui crediamo, ossia la promozione dello sport per tutti, educativo, formativo e capace di includere, oltre che di creare relazioni sociali. Questo equilibrio si concretizza nella capacità di essere comunque in grado di qualificare parte del nostro tempo perché sia trasformato in “dono” all’Associazione e alle persone che ad essa si rivolgono. Che sia tanto o poco non importa. Ciò che conta è che ci sia amore sincero per il CSI, desiderio di promuoverlo, prima e oltre ogni desiderio di promuovere sé stessi. Se è vero che sono passati gli anni dell’edonismo imperante (mi riferisco agli anni ’70 e ’80), la situazione non è oggi molto migliorata. Siamo stati, mi chiedo, capaci di trasmettere ai giovani i valori fondamentali della gratuità e del dono cristianamente ispirati? Forse qualcosa abbiamo fatto. Certamente possiamo ancora fare molto.
Dono e gratuità, i fondamentali nel volontariato del CSI
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