Il Centro Sportivo Italiano celebra i suoi 80 anni di vita con una grande soddisfazione: superato un milione e mezzo di tesserate e tesserati per il secondo anno consecutivo. Questa cifra attesta la vitalità della nostra rete educativa, che opera in parrocchie, oratori, città, periferie… Rilevante è la composizione della nostra base: quasi il 40% dei nostri associati (dato esatto il 39,97%) è costituito da under 18. Tutto questo, ovviamente, ci incoraggia, ci dà fiducia e ci stimola a fare di più e meglio. Oltre le luci del successo, c’è però un’ombra inquietante su cui riflettere: il fenomeno dell’abbandono delle attività e dell’esperienza sportiva con il crescere dell’età. È un segnale d’allarme serissimo. La situazione nel nostro Ente rispecchia i dati Istat che mostrano che il drop out (l’abbandono, appunto) colpisce in modo significativo le giovani donne: tra chi interrompe il percorso sportivo, le ragazze abbandonano lo sport più spesso dei ragazzi (le stime si attestano intorno al 21-22% contro il 15-16% dei maschi) e lo fanno mediamente un anno prima, intorno ai 14 anni. I dati interni al Csi, relativi ai teenager, dai 13 ai 19 anni, confermano questa tendenza. Che fare? Quali alleanze costruire tra agenzie educative? Come promotori di sport, quali sono le nostre responsabilità? Affrontare l’abbandono dell’attività sportiva non è solo una questione di numeri, ma una scommessa sul benessere futuro di quelle che oggi sono le giovani generazioni. Lo sport come dimensione educativa ed esperienza di relazioni importanti non è un optional, ma un fattore determinante per la salute e la coesione sociale. Per contrastare efficacemente queste dinamiche pericolose per i singoli e per la società intera, e rendere lo sport una risorsa vitale per tutti, il Centro Sportivo Italiano si sta preparando a una fase di profonda riflessione su tutto il progetto sportivo, in particolare quello giovanile. L’obiettivo è rilanciare dinamiche di effettivo contrasto all’abbandono in tutte le zone del Paese, dedicando una specifica e più grande attenzione alle aree dove c’è maggiore fragilità sociale e educativa. Dobbiamo costruire un ambiente in cui lo sport non solo accoglie, ma sappia trattenere, donando prospettive per la vita e facendo in modo che nessuno, per nessuna ragione, sia lasciato fuori dal gioco.
Decisi a contrastare il drop-out per tenere tutti più in gioco
- 3 Minuti di lettura
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