Nei giorni scorsi si è conclusa la formazione residenziale delle ragazze e dei ragazzi che vivono il servizio civile nel CSI. Dall'obiezione di coscienza al servizio civile volontario e universale, sono trascorsi decenni, stagioni storiche, idee diverse di che cosa significa servire il Paese. Molte persone, che oggi animano la nostra Associazione, sono passate da lì. Le trasformazioni normative e un andamento delle risorse non sempre lineare hanno cambiato la platea dei volontari. Per il CSI, oggi la partecipazione riguarda soprattutto il Centro- Sud. È un dato che ci fa pensare, perché proprio nel Mezzogiorno il volontariato organizzato è meno diffuso. Il servizio civile, allora, può diventare la prima porta d'ingresso nella vita associativa. E orientare dei ragazzi a dedicare un anno di vita agli altri è, già in sé, un messaggio di generosità, di cittadinanza, di dono. Nell'udienza generale del 2 settembre, aprendo il ciclo di catechesi sulla Costituzione pastorale Gaudium et spes, Papa Leone XIV ci ha invitato a uscire da ogni passività davanti alla storia e alla vita delle persone, soprattutto in un tempo di cambiamenti rapidi e profondi: «Non è possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere ». Voglio immaginare che questo spirito animi i nostri volontari. Non è una formula astratta. Nel CSI, i giovani volontari affiancano gli istruttori, per esempio nella ginnastica dolce per gli anziani, e accompagnano i bambini nei doposcuola; oppure danno il loro supporto in sportelli su sport e sani stili di vita e in impianti che, nelle periferie, sono veri presidi di legalità. C'è chi racconta i giovani come disimpegnati. I numeri dicono qualcosa di più complesso. È vero che in dieci anni il volontariato organizzato tra i 15 ei 24 anni è sceso dal 7,5% al 5,3%; ma è vero anche che, tra gli studenti che lo scelgono, l'impegno si è fatto più intenso. Le sole candidature raccolte dalla rete degli enti di servizio civile (Cnesc) sono state oltre 40mila. Il desiderio c'è, cambia le forme. Il bando 2026 è stato tra i più ampi di sempre ed è un segnale incoraggiante. Mi auguro che, nel CSI, questi giovani siano ospitati e che imparino ad accogliere; e che, continuando a farlo, al termine dell'esperienza, come allenatori, arbitri, dirigenti sportivi, proseguiranno così, per tutta la vita, il loro servizio civile.