È ormai prossima la data del 4 ottobre, giorno in cui, a Roma, celebreremo gli 80 anni di vita del Csi. Trattasi di un’occasione straordinaria per sottolineare agli occhi della comunità la profetica intuizione del fondatore, il prof. Luigi Gedda, che si mosse su preciso incarico del Pontefice, Pio XII, al quale dobbiamo l’origine della nostra storia. Proprio in funzione di quella nobile nascita, possiamo dire che i protagonisti dell’80° anniversario siano i componenti di quel popolo del Csi che ha fatto della propria vita un servizio agli ideali della formazione e dell’educazione dei giovani attraverso lo sport. E in ragione del nostro impegno, quale “popolo del Csi”, abbiamo il dovere di testimoniare la riconoscenza a tutti coloro che sono transitati nell’Associazione offrendo il proprio contributo vitale. Negli anni l’Italia è profondamente cambiata. Era uscita da una guerra spaventosa e devastante, con un rischio di guerra civile incombente, date le rovine sociali, economiche e morali difficili da riparare, lasciate dal fascismo. Ma l’Italia ce la fece. E negli anni della ripresa, del trionfo della fiducia e della speranza, il Csi era là dove poteva offrire una risposta concreta ai bisogni della società. Da allora abbiamo sempre tenuto al centro la collaborazione con parrocchie e oratori, mai trascurando chi vive nella sofferenza e nel disagio. Abbiamo fatto tanto bene; va detto per rendere merito alle tantissime persone impegnatesi per l’Associazione, dentro e fuori la stessa, per quegli stessi ideali. Ricordo con piacere, e un po’ di nostalgia, che, nell’aprire la mia prima relazione da presidente nazionale, usai una frase rivolta agli “uomini delle transenne”. Non uno slogan vuoto; non lo è mai stato. È la consapevolezza della gratitudine che dobbiamo a tutti coloro che sanno donarsi, e spendersi per gli altri. Alzandosi alle 6 del mattino per preparare le manifestazioni, o andando col fischietto a dirigere una gara. Accompagnando i ragazzi o preoccupandosi, con amore sincero, della loro preparazione, del loro tempo. Tornando spesso a casa a tarda sera o perfino a notte fonda. Questo, e molto altro, celebreremo il 4 ottobre. Non per compiacersi o per ricevere degli elogi, ma per segnare meglio il nostro percorso di servizio. Che va confermato, giorno dopo giorno, perché solo così la nostra Associazione continuerà a vivere, per altre centinaia di anni.

