Caro CSI, ti scrivo, perché l’inizio di un nuovo anno mi porta a pensare al futuro in modo diverso, un po’ come se fosse possibile programmare di nuovo progetti e attività. E ti scrivo condividendo l’obiettivo più importante: l’attenzione ai giovani di cui conosciamo gli entusiasmi e la gioia di vivere, ma di cui sempre più spesso apprendiamo i drammi. La solitudine è diventata un terribile ingrediente della vita dei giovani, che percorrono il loro tratto di strada travolti da un insopportabile frastuono di voci, raramente amiche e troppo spesso eco di social isolanti, di tecnologie invadenti e false che tolgono spessore alla personalità, mostrando una realtà finta e ingannevole. Caro CSI, ti scrivo perché oggi più che mai ti faccia carico della formazione dei giovani, della loro educazione, del loro diritto al gioco e allo sport come momento di svago nell’impegno, di gioia nelle relazioni con gli altri. Devi continuare a cercare i modi concreti per essere di aiuto ai giovani e alle loro famiglie, soprattutto a quelli che vivono le sofferenze di questa società tanto sbilanciata a favore dell’arroganza della forza e della potenza economica e sempre più lontana dai valori più belli della vita: gentilezza, solidarietà e amore reciproco. Da sempre, sei convinto che, nell’attività sportiva, la solitudine e l’ansia del vivere si superino grazie alla possibilità di stare insieme, vicini anche fisicamente, osservando sul volto dell’altro il bisogno e l’offerta di amicizia. Ti scrivo, caro CSI, perché la recente sentenza del Consiglio di Stato sulle competenze nella gestione dello sport venga acquisita nel suo valore più costruttivo, come un autorevole riconoscimento del fatto che lo sport è di tutti e tutte e come tale va gestito. Adesso tocca anche a te, caro CSI, insieme con tutti gli altri attori dello sport, dimostrare di aver sempre avuto e continuare ad avere a cuore non gli spazi di “potere”, ma gli ambiti di responsabilità. Una responsabilità enorme, gestibile solo insieme e non contro gli altri, Enti o Federazioni che siano. Un nuovo anno è appena cominciato. In te, caro CSI, c’è tanta voglia di fare; c’è consapevolezza di rappresentare, anche oggi, una storia che ha radici in un passato relativamente recente, ma che raccoglie linfa nei valori del Cristianesimo, nella storia di un’umanità che, nonostante tutto, è sempre in cerca della Verità. Caro CSI, buon 2026 al servizio dello sport.

