Don Alessio Albertini: «Ottant’anni non è l’età dei vecchi... c’è ancora tanta strada da percorrere»

Gli auguri al CSI in una lettera aperta dell’ex Assistente ecclesiastico nazionale

Condividi:
Don Alessio Albertini: «Ottant’anni non è l’età dei vecchi... c’è ancora tanta strada da percorrere»

Caro Centro Sportivo Italiano,

da oggi anche tu entri a far parte degli “ottuagenari”. Stai tranquillo: non è una brutta malattia! Neppure un buon motivo per metterti da parte. Piuttosto l’occasione per dirti: «Tanti auguri! Buon compleanno». Ottant’anni fa prendevi vita e, come ogni bambino che viene al mondo, facevi sentire la tua voce, urlavi la tua presenza piena di speranza. Nascevi in tempi bui della nostra Italia, quando le bombe avevano lasciato sul terreno, ma ancor di più nell’animo di tanti, un cumulo di macerie.

Ricostruire, animare, tessere relazioni, rinvigorire… erano i verbi per dare futuro. Non è da meno in questi tempi il tuo programma di vita. Attraversiamo ancora tempi bui dove la violenza e la prevaricazione, la forza e l’aggressività, l’egoismo e gli interessi di parte sembrano organizzare lo scenario del mondo. Nessuno più oggi parla di pace. Sembra una parola sparita dal lessico dei grandi leader. Lo so che a ottant’anni ti verrebbe la tentazione di lasciar perdere, di rinunciare, di pensare che la tua parte l’hai fatta. Invece, caro CSI, invitaci ancora a dare credito alle parole di un tuo illustre iscritto: «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» (Gino Bartali).

Non potremo certo cambiare tutto il mondo, ma almeno il nostro sì. Guardare all’altro, ogni altro, con l’occhio del buon Dio che non vede campioni ma uomini e per essi si è fatto uomo. Quante volte nel tuo nome abbiamo ripetuto «Non l’uomo per lo sport ma lo sport per l’uomo», e poi, puntualmente a correre dietro a classifiche, record, tessere, tattiche… Un gorilla, qualche tempo fa, interrompeva una pubblicità per ricordarci di “restare umani”. Sono sicuro che vorrai brindare anche tu per i tuoi ottant’anni, alzando il bicchiere con l’analcolico biondo, per ricordare a tutti che l’impegno del CSI nello sport è per formare uomini: «L’uomo non è stato creato da Dio per diventare un grandissimo atleta. Dio non si sarebbe scomodato per così poco. Il CSI deve aiutare il giovane atleta a scoprire e raggiungere la sua vocazione: come padre di famiglia, come operaio, come professionista o chissà anche come sacerdote. Altrimenti il CSI fallisce il suo scopo» (Luigi Gedda).

A volte si sente ripetere che tu sei nato all’interno della Chiesa, che come madre gioiosa ti ha generato. Capita di ricordarlo quando si vuole rivendicare uno spazio, un diritto, un privilegio. Oppure lo si dimentica per essere più liberi, in balìa dei venti di una cultura sportiva che fa della prestazione e del successo l’unico risultato possibile. Ma anche la Chiesa talvolta preferisce rimanere indifferente e non riconoscerti perché ti sente come un fardello inutile alla sua missione. Eppure tu sei capace di insinuarti in quelle brecce che si aprono e che raggiungono tante persone, soprattutto giovani, che non potrebbero sentirsi amati. Brecce che non sono ancora voragini in cui è possibile l’annuncio esplicito della fede ma che diventano compagnia, educazione, comunità, relazione… occasione che impasta il Vangelo con la fatica della vita. Non esiste uno sport cristiano, ma nello sport un cristiano può diventare missionario «trasmettendo la gioia di migliorarsi ogni giorno e tendendo sempre a chi vi circonda la vostra mano amica» (Papa Francesco).

Caro Centro Sportivo Italiano, sei venuto al mondo alla vigilia della Festa dell’Epifania. La festa dei sognatori. La festa di chi, guardando il cielo e scorgendo una luce diversa dalle altre, le ha dato credito e si è incamminato verso il futuro. Ottant’anni non è l’età dei vecchi. Vecchio è chi guarda indietro e rimpiange il tempo andato. Giovane è chi guarda avanti e sa che c’è un tempo nuovo che lo attende. Risparmia il fiato nel soffiare le ottanta candeline, perché c’è ancora tanta strada da percorrere. Tanti auguri, amato CSI. 

 

Don Alessio