Grazie ai direttori di gara: educatori al centro del gioco

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Grazie ai direttori di gara: educatori al centro del gioco

Domenica mattina presto. A volte, molto presto. In ogni angolo d'Italia c'è qualcuno che la sera prima prepara la borsa: divisa, fischietto, taccuino, cartellini. Sale in macchina e raggiunge un campo di periferia, un paese, un oratorio. Lo so bene: per tanti anni quella borsa l'ho preparata anch'io. Ho iniziato ad arbitrare nel Csi di Bergamo nel 1972 e non ho mai smesso di pensare che il direttore di gara sia una delle figure più preziose dello sport. Nel Csi, migliaia di uomini e donne percorrono milioni di chilometri e dirigono migliaia di partite ogni stagione. Ma dietro ogni chilometro c'è una persona che dedica il proprio tempo perché altri possano giocare. Senza arbitro, non si gioca. Negli ultimi mesi il caro carburante ha reso quei chilometri più pesanti, per gli arbitri e per i Comitati che ne sostengono i rimborsi. Per questo la Presidenza nazionale ha stanziato 250 mila euro a sostegno dei Comitati territoriali e dei loro arbitri e giudici di gara. Un modo concreto per dire che questa componente associativa è un patrimonio da custodire.

Nel CSI lo ripetiamo da tempo: l'arbitro non lo si fa, lo si è. Applica il regolamento, ma è anche l'educatore che sta al centro del gioco con competenza, serenità e passione, capace di accogliere prima ancora di sanzionare. Spesso è un giovane che ha scelto di continuare a vivere lo sport in un altro ruolo. Quanto accaduto a Maria Sole Ferrieri Caputi durante Como-Venezia, bersagliata da insulti sessisti dopo una decisione arbitrale, ci obbliga a essere chiari: una decisione si può discutere, un errore contestare; non si può insultare una donna né dirle quale sarebbe il suo posto perché ha scelto di arbitrare. Il sessismo non è tifo, non è passione, non è sport. A lei va la nostra solidarietà e a tutte le donne che ogni domenica scendono in campo con il fischietto.

Mi rivolgo quindi alle società sportive, ai dirigenti, agli allenatori, ai genitori. Il sostegno più importante agli arbitri non costa nulla: una stretta di mano a fine partita, un saluto all'arrivo, il rispetto davanti a una decisione che non condividiamo. Lo stanziamento aiuterà a contenere i costi; il rispetto, invece, è responsabilità di tutti. Agli arbitri e ai giudici di gara dico grazie, con l'affetto di chi ha percorso la loro stessa strada. Tenete i fischietti pronti e la borsa in macchina: c'è ancora tanto bisogno di voi, dentro lo sport e al centro dello sport italiano.