Siamo tutti convinti della bontà intrinseca dello sport. Il gesto sportivo, in ogni disciplina, esprime valori profondamente umani che possono benissimo essere ricondotti all’esperienza cristiana della vita. Nel gioco di squadra, ad esempio, ognuno è chiamato a fare del suo meglio per contribuire alla vittoria, ed è immagine della Chiesa dove tutti siamo invitati ad esercitare la propria vocazione per il bene della comunità. C’è poi l’ “assist”, quel preciso passaggio che offre ad un compagno la chiara possibilità di far gol. Un passaggio non per te, ma per la squadra e per far emergere un altro. Pensiamo all’episodio evangelico, dove un gruppo di amici, pur di portare davanti a Gesù l’amico infermo, scoperchiano il tetto di una casa e calano la barella dell’amico. Gesù guarisce il malato, apprezzando l’“assist” degli amici. È pur vero che in alcune manifestazioni lo sport, in particolare il calcio, diventa occasione di violenza e di aggressività. A volte sono gli stessi calciatori con interventi fallosi, o con reazioni violente; talvolta sono gli spettatori che scambiano un gioco come fosse un duello. Episodi che non dovrebbero avvenire. Tutti coloro che sono coinvolti nel fenomeno sportivo – atleti, dirigenti, tecnici, educatori – dovrebbero adoperarsi affinché ciò non accada. Per fortuna ci sono tanti episodi che rivelano la bontà dello sport, che rivelano come con lo sport si possa crescere in umanità ed unire i popoli. Penso ai recenti Mondiali di Calcio, ed ai sostenitori del Giappone che a fine gara, provvisti di sacchi della nettezza, hanno raccolto la sporcizia propria e della tifoseria olandese. O ai sostenitori della Germania che applaudono all’unica rete, storica, segnata dal Curaçao contro di loro. Ma anche il gesto a fine gara dei giocatori tedeschi e del Curaçao, abbracciati a formare un gruppo unico e compatto, fatto di maglie di squadre diverse. Sono consapevole che “una rondine non fa primavera”, ma pare che di rondini ne volino diverse, quindi ben venga una stagione dove lo sport e il calcio, in primis, in una manifestazione così prestigiosa, esprimano un linguaggio di accoglienza, rispetto, amicizia e unità. Questo, nel lessico di Papa Leone, si chiama “linguaggio disarmato e disarmante”. I capi di Governo imparino a giocare secondo questo linguaggio.
Gol, assist e tutte quelle azioni finalizzate alla squadra
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