È già da qualche giorno che mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulla manifestazione “Di Pari Passo – Insieme contro la violenza sulle donne”, fortemente voluta da noi come Commissione Atletica Leggera del CSI di Lodi, eppure non so mai come iniziare, cancello e riscrivo, butto via ogni bozza.
Non perché io non sappia cosa dire: i lavori preparatori sono stati lunghi e complessi, gli iter autorizzativi per nulla semplici, l’idea primordiale che avevamo nella testa ha man mano preso sempre più forma rivolgendoci ai giusti interlocutori, la giornata di per sé è stata molto soddisfacente e ci riempie tutti di orgoglio per quello che abbiamo compiuto, i nostri atleti si sono impegnati a fondo e si sono fatti coinvolgere (anche grazie al prezioso supporto delle allenatrici) …
Eppure qualcosa mi frena.
Credo sia la consapevolezza, più che il timore, che ad essere una donna e a parlare di un evento organizzato per le donne, chi ti leggerà penserà che non sia affar suo, che sia “roba da femministe”, che si stia esasperando una realtà immaginifica, che l’argomento non lo/la riguardi, che si abusi di termini e concetti erroneamente ritenuti desueti come il famigerato patriarcato.
Ma qui si parla essenzialmente, almeno in prima battuta, di sport e di quanto lo sport abbia il potere di veicolare messaggi, di dare concretezza a tante parole troppo spesso vacue o comunque lasciate lì, sospese nell’aere, senza che al pensiero segua poi l’azione.
Nel CSI ci chiediamo costantemente come rendere al meglio il ruolo sociale e educativo dello sport, specialmente nella triste ed imprevedibile realtà dell’oggi: domenica 9 marzo a Lodi abbiamo assistito alla perfetta rappresentazione di quanto con la nostra attività si possa, tutti assieme, stimolare la riflessione per provare a cambiare le cose.
L’idea di incanalare l’energia positiva dell’atletica verso progetti più ampi del mero campionato balenava già da mesi nelle nostre menti, tant’è che nella stagione passata, per esempio, avevamo organizzato una giornata di atletica integrata affinché si fosse tutti semplicemente “atleti”, senza ulteriori epiteti, e sperare che i nostri ragazzi potessero far tesoro dell’esperienza in pista anche nella vita quotidiana, senza orride ed insensate distinzioni fra “normodotato” e “disabile”.
Siamo noi, col nostro agire, a circoscrivere la (dis)abilità di ognuno.
Ci trovavamo però comunque nella nostra zona di comfort, ovvero la sfera sportiva; per il nuovo anno ci eravamo invece preposti di valicarne i confini per coinvolgere ambiti diversi: l’occasione è capitata a luglio 2024, dopo un contatto fortuito avuto, per altre questioni, col Centro Antiviolenza di Lodi (La Metà di Niente – l’Orsa Minore E.T.S.).
Non per tornare a qualche paragrafo fa ma da donna, in tutta onestà, sapevo essere una sfida molto maggiore rispetto a scegliere di coinvolgere, almeno come prima volta, altre tipologie di enti – eppure, proprio per tornare a qualche paragrafo fa, sono anche visceralmente convinta di quanto oggi più che mai ci sia bisogno di parlare di determinati temi che non si limitano alla sola “questione femminile”, ma che si riverberano su tutti noi.
Il rispetto per chiunque è alla base dei valori fondanti le società sportive che scelgono di affiliarsi al CSI, specialmente nell’atletica leggera, ambiente orgogliosamente ancora incontaminato da determinate dinamiche violente a cui purtroppo, sempre più spesso, assistiamo in altre discipline ad ogni livello.
Perché allora non farsi promotori noi in prima persona, concretamente, di temi di cui tanto parliamo e che spesso lambiamo passivamente un paio di volte l’anno per poi rinchiuderli nel cassetto e ritirarli fuori nel loro periodo di spettanza, come fossero un albero di Natale impolverato che resta imballato in soffitta undici mesi su dodici?
Sapendo che avremmo avuto il pubblico ideale a cui rivolgerci, ovvero quello dell’atletica con le sue intatte sensibilità, e fiduciosi che l’intero Comitato di Lodi avrebbe colto positivamente la sfida, dapprima umana e poi anche organizzativa, ci siamo lanciati.
Il Comune di Lodi, nelle figure degli Assessori Milanesi e Minojetti, si è dimostrato da subito entusiasta dell’iniziativa, così come la sezione lodigiana del CONI: il cuore della città avrebbe pulsato su un percorso competitivo che si sarebbe snodato per il centro (Piazza della Vittoria, i Giardini, Piazza Castello, Corso Vittorio Emanuele… un triangolo di bellezze architettoniche lodigiane) per 1.522 metri, lunghezza non casuale a riprendere il numero antiviolenza.
Iniziativa da calendarizzare a ridosso della Giornata Internazionale della Donna (e non della “Festa” della donna, quando c’è ben poco da festeggiare), con le medaglie riportanti l’effige del gesto che si fa con le mani per denunciare una violenza in corso ed una staffetta lungo il quadrato di Piazza della Vittoria che coinvolgesse anche i bambini, perché l’educazione al rispetto e all’uguaglianza inizia sin dalla tenera età (con poi tutta la simbologia del “passaggio di testimone” che ne deriva).
Infine il titolo, “Di pari passo”: locuzione appositamente dal doppio richiamo sia al passo di corsa dei nostri atleti, sia alla parità di andatura metaforica sul percorso quotidiano fra uomo e donna, senza che uno dei due venga lasciato indietro, per giungere assieme al traguardo dei pari diritti, delle pari dignità, delle pari realizzazioni.
Perché la violenza sulle donne non è solamente l’atto fisico, lo sfregio o la pressione psicologica esasperata che pensiamo non ci appartengano (se una donna su tre però li subisce, significa che per la legge dei grandi numeri qualcuna la conosciamo, se non siamo noi le colpite dalla statistica, che noi si voglia vederlo oppure no).
Senza arrivare agli atti estremi, la violenza sulle donne passa anche dalla differenza di salario o trattamento per la medesima mansione e con lo stesso curriculum (o anche con preparazione maggiore da parte della donna), tocca tutti noi inconsciamente quando usiamo frasi o parole più o meno offensive che fanno parte del lessico comune, si sedimenta quando diamo per scontato che determinati compiti in famiglia spettino alla femmina “per natura”.
Non è una scelta naturale, è una scelta culturale e, come ogni cultura, si alimenta delle nostre usanze…
Se cambiamo le abitudini, il linguaggio, il punto di vista, allora cambiamo la cultura.
Ciò che ci eravamo prefissati come Commissione di Atletica era creare un momento di festosa riflessione ed allegro coinvolgimento di tutti, senza sfociare in pesanti seppur veri discorsi che purtroppo, per quanto giusti, se rivolti ad un pubblico non predisposto all’ascolto rischiano solo di alimentare l'errata sensazione di avere a che fare con dei predicatori estremisti.
È coi fatti che siamo abituati ad agire, ed è coi fatti che abbiamo ottenuto il medesimo risultato: stuzzicare la curiosità verso il tema, risvegliare animi sopiti, trasmettere un insegnamento ai più piccoli (che siamo certi serberanno nel cuore a lungo il ricordo della giornata particolare) e rinfrescarlo agli adulti, coinvolgere altre discipline nonché l’intera cittadinanza la quale, con la partecipazione ad una camminata non competitiva, ha dimostrato sensibilità al tema nonché permesso di raccogliere fondi per le attività primarie del Centro Antiviolenza.
Ebbene, dopo mesi di fatiche, diversi momenti di sconforto burocratico e svariati “ma chi ce lo ha fatto fare?”, domenica 9 marzo 2025 abbiamo avuto la nostra risposta: voi.
Voi ce lo avete fatto fare. Le nostre società di atletica che hanno risposto (quasi in toto) con entusiasmo; allenatrici ed allenatori che hanno capito l’importanza del tema e hanno coinvolto attivamente i loro atleti, chi colorando loro il musino di rosso, chi componendo le squadre della staffetta affinché l’ultima frazionista al traguardo fosse sempre una femmina, chi rinunciando ad impegni familiari o al riposo per essere presente una domenica in più del previsto; altri membri delle ASD che, non essendo impegnati nella gestione degli atleti, si sono offerti di dare una mano (prestando materiale per allestire il percorso, allestendolo all’alba o gestendo il ristoro); volontari vari che ci hanno aiutato nella riuscita della giornata; il Comune di Lodi ed il CONI, che hanno creduto in noi; il Centro Antiviolenza e quello che fa quotidianamente per aiutare donne e minori vittime di violenza; il miglior gruppo giudici di gara che qualsiasi Comitato possa desiderare, senza il quale nessuna gara sarebbe possibile, giudici che sono sempre disponibili a collaborare per la buona riuscita di un evento anche facendosi carico di compiti non loro; gli atleti che hanno scelto di venire a questa manifestazione anziché andare ad una qualsiasi altra presente quella stessa domenica (e vi assicuriamo che la competizione lombarda era feroce, fra indoor e mezze maratone); i genitori che li hanno accompagnati e poi si sono iscritti alla camminata libera a tutti, così come la cittadinanza che vi ha preso parte e le altre associazioni coi loro rappresentanti; i membri del Comitato del CSI di Lodi (la presidenza, il consiglio, le altre commissioni sportive) che hanno presenziato.
Sintetizzando, è la “gente di sport” che ce lo ha fatto fare: tutti voi assieme avete reso possibile la raccolta fondi per acquistare buoni spesa e abiti destinati a donne e minori in fuga dalla violenza più becera, cruda, animalesca, quella che se non ti ammazza è solo perché sei scappata prima.
Ma avete anche contribuito a diffondere il concetto per provare ad evitare quelle forme di volenza più subdole, magari fisicamente non dannose ma socialmente distruttive.
Potrete dire: “io c’ero”, e non sarà solo il braccialetto rosso ritirato alla partenza a ricordarvelo.
Noi di Lodi siamo un piccolo comitato, composto completamente da volontari, e mai avremmo creduto di poter dar vita a progetti più grandi di noi.
Vorremmo ringraziare singolarmente ognuno di voi, ma naturalmente non è possibile in questa sede, e quindi ne citeremo alcuni solamente a titolo esemplificativo:
la Nuova Atletica Fanfulla Lodigiana, le cui inarrestabili allenatrici Barbara e Manuela hanno entusiasticamente raggruppato una squadra di più di sessanta elementi; Atletica Tavazzano, Atletica Pievese, Polisportiva Amicizia Caorso e B&RC Castiglione d’Adda, sempre presenti con storici elementi a rappresentare i loro colori societari (in ordine troviamo i fratelli Antonacci e Cecilia, i fratelli Dell’Anna e i fratelli Fileccia, gli atleti con esperienza Daniela e Carlo, Roberto e Paola); l’Airone San Colombano, con la scheggia del futuro, Federico, e il sempreverde Lorenzo; l’Atletica Codogno che con Rim, Maaike, Ashley e Matthew dimostra quanto per essere tutti parte di una stessa famiglia basti volerlo; Progetto Atletica Cremasca e le allenatrici Daria ed Anna che ce la mettono tutta per realizzare quello che, più che il “progetto” del loro nome, è un credo di vita per tutti noi; la sezione atletica di Città di Opera, con Francesco che macina km assieme ai suoi motivati atleti per non mancare mai, nemmeno questa volta; Cristiano, Davide ed Angelo che da soli hanno tenuto a portare lo stemma dell’Accademia Melegnano; le volontarie Agnese e Daniela al ristoro, Alice alla fotografia; l’azienda Fitomedical per averci donato i cioccolatini; il mitico Dottor Patola ed i nostri giudici, il Comune di Lodi ed il Coni, i vigili e la polizia locale, la croce rossa di Lodi, il Centro Antiviolenza, enti, gruppi e figure citati anche in precedenza… temendo però di dimenticare qualcuno ringraziamo in sintesi TUTTI i presenti e tutti coloro i quali si siano adoperati per la buona riuscita dell’iniziativa.
Ringraziamo anche chi avrebbe voluto partecipare ma non ha potuto per giustificati motivi, e lo facciamo attraverso due piccole atlete, Yasmine (Cremasca) e Maria (Airone), che ci hanno fatto sapere tramite le loro allenatrici che in realtà avrebbero voluto tanto esserci e, conoscendole, non possiamo che crederci.
Per chi invece non è venuto, naturalmente ci dispiace e speriamo che leggendoci si ingolosisca e decida una prossima volta di aderire, perché ne è valsa davvero la pena!
Domenica 9 marzo 2025 abbiamo “fatto qualcosa”; nulla di sconvolgente per la comunità, niente che lasciasse presagire inesistenti estremismi o desse adito a fantasiose polemiche distruttive.
Abbiamo fatto rumore, come giustamente si richiede dagli ultimi tremendi fatti di cronaca, e lo abbiamo fatto nel modo più pacato ma risonante possibile: con le nostre risate, urlando “cambio!” al compagno, fischiando una partenza. Con la gioia.
Senza scomodare Gandhi, è con la non-violenza che si combatte la violenza, è con un fiore che si scaccia il male.
Se su questo pianeta a qualcuno piacciono veramente le mimose, ben venga che suddetto fiore allora sia la mimosa.
L’importante è che non la si adotti semplicemente un giorno l’anno per nascondere temporaneamente, col suo effimero giallo sfavillante, il grigiore della realtà quotidiana in cui tutte noi siamo relegate; chi più, chi meno, ma lo siamo tutte. Ed è allora che siete arrivati voi, a smascherare la gialla ipocrisia e a ridipingere permanentemente il grigio con tutti i colori dell’arcobaleno.
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Silvia Zaggia
Commissione Atletica
CSI Lodi
Le galleria fotografica della manifestazione è disponibile qui.

