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Senza i volontari lo sport di base un servizio senza cuore

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Senza i volontari lo sport di base un servizio senza cuore

Sono reduce dalla bellissima esperienza del Campionato Nazionale di Corsa campestre nel lecchese. Migliaia di partecipanti, ragazzi felici e dirigenti soddisfatti. E tantissimi volontari al lavoro. Loro, i volontari, rendono possibile la realizzazione delle migliori manifestazioni sportive, accessibili a tutti, in tutta Italia. Li ho visti all’opera, silenziosi, allegri, compatti, coordinati. Senza chiedere o aspettarsi nulla, nemmeno un grazie, perché – così mi hanno detto – la loro soddisfazione più grande è rendersi utili nella realizzazione delle prove sportive. Vivendo e condividendo la gioia dei ragazzi. Tanto basta. Sembrerebbe la solita osservazione di un nostalgico di tempi passati, ma non è così. Il futuro dello sport per tutti è ancora, e forse più di prima, collegato al volontariato, dipendente, cioè, da quelle persone che rendono possibile l’impossibile, laddove non ci sono sponsor o grandi risorse economiche. Certamente essi sono chiamati a rapportarsi, nel rispetto dei ruoli, alle società sportive, che hanno specifici obblighi nelle manifestazioni. Devono saper gestire e trovare la loro collocazione collaborativa nei confronti degli enti locali, dei responsabili dei Comitati, di tutti coloro, insomma, che hanno istituzionalmente delle responsabilità organizzative. Alla fine del ragionamento torno al punto di partenza: abbiamo un bisogno assoluto del contributo dei volontari, che siano dirigenti, arbitri, giudici di gara o quant’altro.

Ed ecco emergere un retrogusto amaro. Molti di questi volontari si lamentano delle nuove difficoltà gestionali, burocratiche, legate ai numerosi adempimenti che stanno imponendo costi importanti in consulenze esterne, procedure e altrettante responsabilità. Se, da una parte, tutti concordano sull’esigenza di tutelare i lavoratori, cosa che l’Associazione aveva già chiaramente manifestato a partire dal 2017, dall’altra chi tutela i volontari? Mi continuano a dire: «Non ce la facciamo più. Se continua così, molliamo». Le procedure stanno minando la passione; senza la passione, spariranno i sognatori; e senza sogni, lo sport di base si trasformerà in un servizio senza cuore. E tutti quei volontari faranno un passo indietro, proprio nel momento in cui è necessario fare il primo passo verso le ragazze e i ragazzi che hanno il diritto di uno sport a loro misura. Un diritto che, ricordo, ha assunto un rango costituzionale.