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Lo sport è nella Costituzione tra i rapporti etico-sociali

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Lo sport è nella Costituzione tra i rapporti etico-sociali

Il mondo dello sport è in festa.

La scorsa settimana la Costituzione italiana ha sancito, in modo definitivo, che «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme». Così si conclude il lungo iter di una modifica costituzionale, in particolare all’articolo 33, in cui si dichiara che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Siamo nel Titolo Secondo della Carta fondamentale della Repubblica italiana, dedicato ai rapporti etico-sociali. L’attività sportiva si colloca così all’interno dei rapporti che la Repubblica considera importanti, in base al principio di sussidiarietà e alla cooperazione dei corpi intermedi, dell’Associazionismo, dell’ingegno delle comunità locali. Sono convinto che l’espressione “attività sportiva” sia il modo corretto per valorizzare l’esperienza di relazione attraverso la pratica concreta, piuttosto che la sola dimensione di vertice. I campionati, i tornei, le gare, possono essere vissuti in varie forme e la Costituzione ora ci dice che vanno privilegiate, sostenute e promosse quelle forme in cui l’agonismo è sempre equilibrato dall’intenzionalità educativa e dal primato della persona. Si tratta di interrompere quella spirale che getta fuori dal sistema sportivo il 30% dei minori praticanti, anno dopo anno. Quindi: non solo progetti, non solo interventi-spot, non solo assistenzialismo a pioggia, ma finanziamenti strutturali e moltiplicatori di rapporti etico-sociali. Le finalità, peraltro, da sempre proprie dell’associazionismo di promozione sociale e sportiva.

Con voto unanime, lo sport, ancora una volta, ha saputo unire le diverse esperienze parlamentari. La speranza è che anche sulle norme che daranno le gambe alla riforma costituzionale si rinnovi la stessa sintonia. Su questo piano si giocherà l’efficacia del nuovo art. 33 della nostra meravigliosa Costituzione. Non è tutto oro quel che luccica, però. Infatti, dei 27 Paesi UE, sono 9 quelli che, in forme diverse, citano lo sport nella loro Costituzione: Portogallo, Grecia, Bulgaria, Croazia, Lituania, Polonia, Romania, Spagna e Ungheria. Secondo l’Eurobarometro, nella classifica delle nazioni dove si fa sport “mai o raramente” solo 6 nazioni su 27 stanno peggio dell’Italia. Non basta cioè enunciare i principi, ma occorrono le successive norme di attuazione.