“Liberamente Sportivi” è il nome del progetto presentato il 27 ottobre 2025 presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio. Porterà sport e formazione all’interno del carcere grazie a un bando finanziato da Sport e Salute.
A dare il via alla conferenza stampa la direttrice del carcere, Dott.ssa Maria Pitaniello:
«L’interazione con il mondo esterno è vitale per i nostri detenuti, ancora di più se inserita in un contesto di rispetto delle regole e dei compagni di gioco. Ringrazio tutti i miei collaboratori, la polizia penitenziaria e gli educatori per la capacità di creare percorsi che aumentino l’offerta della nostra area trattamentale».
A sostenere queste parole anche Francesco Toscano, coordinatore regionale di Sport e Salute, ente finanziatore del progetto:
«Siamo molto contenti di come questo progetto sia stato accolto da tante realtà in tutta la Lombardia, con entusiasmo e competenza. L’obiettivo è creare aggregazione, abbattere le barriere e favorire l’integrazione sociale».
Il progetto prevede oltre 100 allenamenti di pallavolo, basket, scacchi e calcio.
Proprio quest’ultimo sarà il protagonista, con il coinvolgimento delle nostre società — sia in partite amichevoli, sia in un vero e proprio torneo con la squadra dei detenuti.
Coinvolta anche la formazione, con un corso per arbitri ufficiali che verranno affiancati a quelli provinciali nelle partite “casalinghe” della Casa Circondariale e che vedranno spalancate le porte del Comitato una volta riottenuta la libertà.
Infine, il progetto permetterà di aumentare le ore di lavoro della cooperativa Intrecci, che svolgerà un ruolo fondamentale di consulenza e selezione, oltre a creare un percorso di supporto per i ragazzi coinvolti nel progetto.
«Il piano è ben strutturato e ci impegnerà molto – ha dichiarato il presidente provinciale Diego Peri – ma vi assicuro che questo bando cambierà non solo la vita dei detenuti, ma anche quella delle società sportive che ci sosterranno. Oltre alle quattro partner, tutte le altre coinvolte hanno sempre chiesto di ritornare».
«Sono entrato in carcere come volontario la prima volta e non sono più voluto uscire. Credo di essere l’unico – rompe così il ghiaccio Gian Marco Duina, allenatore del progetto. – La squadra accoglie soprattutto giovani adulti, tra i 18 e i 26 anni, molti alla prima detenzione. Il carcere stravolge tutto e crea barriere che restano problematiche anche una volta usciti. Con il linguaggio universale dello sport possiamo provare ad abbattere almeno questi muri.
Per me è un privilegio allenarli: lo sport ha un impatto educativo enorme, e quando un ragazzo, attraverso il calcio, riprende in mano la propria vita, è la vittoria più bella».
Il progetto durerà fino a ottobre 2026 e coinvolgerà un gran numero di ragazzi, anche vista la natura dell’istituto, che impone “rotazioni in rosa”.
Chi volesse partecipare al progetto può contattare la segreteria o scrivere tramite i canali social del Comitato.

