In una serata-evento, l’11 settembre, l’ente di promozione sportiva dai colori arancio-blu riaccende nel capoluogo lucano i riflettori sulla presenza di presidi educativi nelle periferie.
C’è un filo rosso che lega la storia del CSI alle sue origini più autentiche: la parrocchia come luogo di crescita, riscatto e comunità.
Nato nel secondo dopoguerra proprio all’ombra dei campanili per rimettere in piedi il tessuto sociale del Paese, il CSI Comitato di Potenza torna proprio in una parrocchia di uno dei quartieri più complessi della nostra città: il quartiere Bucaletto.
«In un quartiere che combatte da anni contro l’isolamento e il disagio sociale, lo sport si propone come strumento di inclusione e riscatto sociale», dichiara il presidente Andrea Schiavone.
A sancire l’importanza di questo ritorno alle origini è stata una serata-evento, alla presenza del presidente nazionale del CSI, Vittorio Bosio, e del presidente del CONI Basilicata, Giovanni Salvia.
Presente anche il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, il quale, nel corso del suo intervento, ha anticipato l’idea dell’amministrazione comunale di cambiare il nome del quartiere, una scelta mossa dal desiderio di ridefinirne l’identità, affrancandolo da un’accezione negativa che la parola “Bucaletto” evoca da sempre nell’immaginario collettivo.
I rappresentanti istituzionali hanno ribadito con forza quanto le periferie abbiano bisogno di alleanze educative con gli enti del Terzo settore.
Lo sport, come emerso dagli interventi, è stato riconosciuto come strumento fondamentale per prevenire il disagio giovanile e rafforzare la coesione sociale.
