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Un 2022 con occhiali ed attrezzi tutti nuovi

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Un 2022 con occhiali ed attrezzi tutti nuovi

Anche questa ripartenza dello sport ha dimostrato che il mestiere di chi prova a prevedere il futuro è il più difficile e ingeneroso. Ogni aspettativa o previsione, nel bene o nel male, è saltata. Se per settembre ci si attendeva un ritorno in massa delle persone e dei ragazzi a frequentare le società sportive e i campionati di federazioni ed enti di promozione, si è dovuto fare i conti con persistenti e notevoli difficoltà. Quando a ottobre e novembre si pensava di dover consolidare e gestire questo calo, c’è stato in molti casi un rimbalzo inaspettato ed entusiasmante dell’attività sportiva, con picchi capaci addirittura di mettere in crisi società e comitati nell’organizzazione di competizioni e calendari. Se da un lato si può sperare di costruire e investire su questi climax, è d’altronde vero che questa instabilità e volatilità di tesseramenti, iscrizioni, partecipazioni a competizioni rende davvero complesso ripartire. Adesioni obbligatoriamente tardive, mancanza di chiarezza sui numeri disponibili, spostamento significativo da una disciplina ad un’altra dei numeri hanno messo e tengono tuttora sotto stress i dirigenti che devono strutturare l’offerta territoriale. E questi sono solo i fattori interni. A questi dobbiamo certamente aggiungere fattori esogeni che ci pongono nuove sfide: la legislazione sanitaria in particolare i cui cambiamenti repentini ci costringono più volte ad adeguare i protocolli senza la certezza che il quadro normativo resterà stabile almeno fino alla fine della stagione, l’estrema difficoltà a reperire importanti figure di servizio come ad esempio quelle arbitrali. Dopo quasi due anni senza scendere in campo, la figura dell’arbitro è vittima silenziosa del lungo stop, e ci vorrà davvero tanto tempo e tanto impegno per riportare i gruppi arbitrali e dei giudici alla consistenza del 2019. Paradossalmente, almeno in EmiliaRomagna, potrebbero non essere le risorse finanziarie il problema della ripartenza. Bandi, ristori, contributi COVID, hanno restituito in contanti (soprattutto a famiglie e società sportive, meno ai comitati e agli organismi di secondo livello) quanto ci è stato impedito di fare dagli stop pandemici, ancora prima dell’arrivo del PNRR di cui parlano tutti, che per lo sport dovrebbe avere qualche riflesso positivo almeno sulla riqualificazione dell’impiantistica sportiva. Le risorse che mancano ora sono altre: persone, idee e progetti, in questo stretto ordine consequenziale. Dobbiamo mettere in campo uno sforzo significativo per rinnovarci attraendo una classe dirigente rinnovata, capace di leggere i tempi, fortemente calata nel nostro tempo e quindi idonea a declinare su progetti concreti la nostra mission di “educare attraverso lo sport”, perché lo sport del 2022 sarà sicuramente molto diverso da quello del 2019, e noi dobbiamo dotarci di occhiali e cassetta degli attrezzi del tutto nuovi.